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  Campagna del Fiocco Blu

 http://www.campagnafioccoblu.com

 

PERCHE' E' NATA LA     CAMPAGNA DEL FIOCCO BLU


     L'iniziativa nasce dalla profonda ribellione  suscitata nel pubblico dalle trovate dei gruppi femministi - istituzionali e non -  in occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne istituita dall'ONU qualche anno fa  che si e' prolungata per circa due  settimane

     Siamo veterani di estenuanti convegni, riunioni e dibattiti dove, insieme al consueto rosario di litanie circa la secolare oppressione della genialita' femminile, vengono snocciolate  statistiche prive di qualunque scientificita' riguardanti violenze ed abusi su donne e bambini. Ovviamene all'interno della famiglia ed esclusivamente ad opera di elementi maschili.

Fin qui tutto di prammatica.

     La  liquidazione, negli anni, di un valido e riconosciuto contraddittorio e - peggio - il varo di normative che avallavano quelle tesi, hanno incoraggiato la truppa femminista ad alzare il tiro.

     Tra  Firenze e Roma l'alleanza di due centri antiviolenza privati - Artemisia e Differenza Donna finanziati con fondi pubblici dai rispettivi enti locali e supportati dalle  Commissioni  Pari Opportunita' di diverse citta' italiane - hanno dato vita alla Campagna del Fiocco Bianco. Ovvero una forma piu' sottile di criminalizzazione maschile all'insegna dell'assunto: "so che tu non sei violento, ma se non ti schieri pubblicamente al nostro fianco urlando  contro gli uomini violenti, sei comunque colpevole perche' loro complice!"  Ed il fiocco bianco indossato dagli uomini doveva rappresentare un segnale di schieramento al diktat, e di conseguente riscatto dalla colpevole complicita'.

Nel dubbio che l'afflusso maschile all'iniziativa potesse scarseggiare - e difatti cosi e' stato - le organizzatrici hanno pensato bene di convogliare qualche decina di ragazzi di una scuola superore romana, con la scusa di un "Seminario". Traduzione: una vera e propria opera di indottrinamento  in stile terroristico.

     Eravamo li', il 7 dicembre 2006, nella Casa Internazionale delle Donne di Roma, cinque persone della Gesef  (tre donne - una sociologa, una psicologa,  una insegnante - e due papa' separati), per tutta la mattinata:  non ci e' sfuggito nulla.

     Ci eravamo presentati  per  avviare un confronto sul tema delle violenze domestiche  portando ovviamente il nostro punto di vista,  e indossando un fiocco blu segno di una ben diversa distinzione. Contavamo sull'intelligenza, ma anche sulla forza culturale, di chi pretende di rappresentare l'universo femminile, che pertanto non avrebbe indietreggiato davanti ad una sfida cosi' flebile.

     Ma non appena una giornalista dell'ANSA ha riconosciuto il presidente della Gesef, e si e' avvicinata per raccogliere un suo parere, le organizzatrici l'hanno aggredita verbalmente ingiungendo a noi di andarcene poiche' non gradivano in casa loro la presenza dei padri separati, i piu' violenti tra tutti gli uomini violenti  oltretutto infiltrati.

La giornalista ha risposto per le rime trattandole malissimo. Vincenzo Spavone ha sottolineato, tra le altre cose,  che alcune delle  piu' importanti conquiste femminili - la legge sul divorzio e quella sull'interruzione di gravidanza - sono state proposte, discusse, sostenute e varate perlopiu' da uomini, quando il parlamento era quasi totalmente al maschile e l'opinione delle donne comuni mortali - ovvero non femministe  - all'epoca era piuttosto ostile a tali rivoluzionari cambiamenti.

Abbiamo poi obiettato che la Casa Internazionale delle Donne e' ospitata gratuitamente presso una  struttura - uno splendido monastero cinquecentesco - di proprieta' pubblica e dove il Comune di Roma  ha provveduto al restauro ed alla manutenzione con i soldi di tutti i contribuenti.

Il livore ha toccato il diapason.

 

     Nel frattempo in una piazza di Roma, largo Argentina, le seguaci del locale centro antiviolenza avevano gia' espresso tutta la loro creativita' inalberando slogan copiati da ben altre fonti:

LA FAMIGLIA NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE !

LA FAMIGLIA UCCIDE !

 

     Nel Comune e Provincia di Brescia invece era gia' in atto la piu' rozza campagna anti padre che la storia ricordi. I locali soviet femministi - Comitati alle Pari Opportunita' - d'intesa con le rappresentanze sindacali locali presumibilmente femminili, hanno tappezzato le strade di manifesti che riproducono gli stereotipi piu' logori della misandria post sessantottina: il padre che picchia e trasmette ai figli maschi la violenza di genere:

 

 

        

                                                         Gli occhi neri sono di suo padre                           Lo fa anche pap´┐Ż.

 

Non una condanna della violenza domestica nella sua complessita', che assume diverse sfaccettature  ed e' catalogabile con diversi criteri; ma l'affermazione categorica che essa e' appannaggio di un solo genere ed agita esclusivamente in famiglia. Un messaggio choccante per la sua brutalita' e profondamente diseducativo per le giovani generazioni. Prodotto con la complicita' istituzionale e divulgato con i soldi dei contribuenti .

     La  reazione dell'opinione pubblica, prima sussurrata poi sempre piu' rumorosa, e' infine esplosa.

I firmatari del Documento per il padre (tra cui la Gesef ), promosso dallo psicoanalista e scrittore Claudio Rise', hanno redatto una denuncia  

Ed i media, che fino a quel momento sono apparsi piuttosto tiepidi quando non addirittura latitanti sull'intera ricorrenza della giornata contro la violenza sulle donne, si sono improvvisamente mobilitati.

I giornali hanno rimbalzato le denunce  con toni molti critici nei confronti della campagna anti-padre.

Ugualmente critico il servizio del TG2 13,00 del 11 dicembre (disponibile sul sito http://www.youtube.com/watch?v=wohEABug_1I ), dove l'intervistata Piera Maculotti della locale  Commissione Pari Opportunita' difendeva l'efficacia comunicativa dei manifesti, ed auspicava anzi una salutare autocritica anche da parte dei padri "buoni".

L'avvocato di Bologna  Massimiliano Fiorin, da sempre sensibile a queste tematiche, ha inviato una lettera durissima a tutte le sedi istituzionali coinvolte nell'iniziativa.

Rino della Vecchia di Belluno, Fondatore e animatore del Movimento Maschile Uomini3000 (www.uomini3000.it)  Sociologo e Saggista, ha espresso in uno scritto alla Sig.ra Maculotti come tale campagna di criminalizzazione avra' solo l'effetto di risvegliare negli uomini un moto di ribellione per riaffermare la loro dignita' vilipesa.

Le sedi sindacali locali sono state tempestate di telefonate da parte di iscritti (uomini e donne) indignati, ed immediatamente hanno iniziato la retromarcia e  la  presa di distanze.

     Il vaso era veramente colmo ed e' traboccato. L'esito di una sollevazione cosi' massicciamente disgustata non si e' fatto attendere. Non solo e' stata bloccata l'ulteriore diffusione della campagna anti-padre, ma i manifesti gia' in circolazione verranno rimossi, come riporta anche Il Giornale del 14 dicembre.

Non condividiamo pero' l'esordio del quotidiano.

Non e' una vittoria dei papa', quelli buoni, quanto piuttosto la sconfitta  di un drappello di orfane del '68, che  pur non avendo mai conosciuto il maschilismo sono rimaste prigioniere del piu' becero femminismo.

     La campagna del Fiocco Blu nasce per dare uno STOP definitivo alla loro crociata, ormai fuori dalla storia e dalla realta'.

 

   

COME ADERIRE ALLA CAMPAGNA:
mandando una mail con il nome (singoli, associazioni, enti, istituzioni), professione, citta'  ed eventuali iniziative proposte a adesioni@campagnafioccoblu.com 

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MISSION

ADESIONI

 

 

 

 
Prende avvio la
Campagna del Fiocco Blu
contro l'inasprimento della Guerra tra i Sessi
 

Venerdi' 15 dicembre - Tribunale Civile di Roma

V.le Giulio Cesare angolo via Lepanto

ore 10.00  -13.00